CITTA’ DI AREZZO ELEZIONI AMMINISTRATIVE 28-29 maggio 2006 PROGRAMMA AMMINISTRATIVO di ROSSELLA ANGIOLINI Candidata a Sindaco con il sostegno delle liste di Forza Italia – Alleanza Nazionale -
Sette anni di centrodestra ad Arezzo hanno cambiato il volto alla città. Anche il peggior detrattore della coalizione che ha governato Arezzo negli ultimi anni non potrebbe dire cosa diversa. La problematica è altra, ed ha investito in modo più eclatante l’amministrazione comunale, tanto da giungere a questo appuntamento elettorale. Ma da tale problematica, se si vuol mantenere un minimo di obiettività, bisogna affermare – senza paura di essere smentiti – che non è esente neppure il centrosinistra. Un minimo di riflessione fa bene intendere che la questione giudiziaria non si può porre il problema di un’analisi a 360 gradi delle problematiche cittadine. Se vogliamo, anzi, essa ne ha evidenziato soltanto alcune patologie. La realtà è che Arezzo è avvinta da anni da una sorta di trasversalità con la quale, più che favorire lo sviluppo della comunità, si è inteso rafforzare i rapporti di potere esistenti. L’abbiamo definita a suo tempo “patologia trasversale economico-politica”. Riaffermiamo tale definizione, e sosteniamo con forza che se un limite il centrodestra ad Arezzo lo ha avuto è di non aver con i dovuti modi superato questo incaglio. E’ necessaria perciò una grande dose di volontà innovativa, che nella continuità di quanto di buono è stato fatto (e non è certo poco) sappia superare questo grande scoglio, del quale per altro la coalizione avversaria – e soprattutto il suo candidato a sindaco – sono evidentemente i campioni e i garanti. Innovazione nella continuità, dunque, con un’amministrazione che sia punto di garanzia per il progetto di una città all’altezza delle grandi sfide che la attendono, capace di rinnovarsi negli investimenti produttivi e nei lavori, di continuare il grande cammino già compiuto nel sociale, di preparare ancor di più la città all’accoglienza delle nuove forze dinamiche rappresentate dai nuovi aretini, dai giovani, dalle donne. Orgogliosa della propria identità, la comunità ha il dovere di operare per non decadere a comunità gregaria, senza affidarsi a vecchi percorsi che farebbero sempre più ricchi e potenti i pochi già ricchi e potenti, e sempre più poveri coloro che hanno già di meno anche in termini di opportunità. Puntare dunque ad uno sviluppo integrato e di area, con l’imperativo di fare sistema superando gli interessi dei singoli, delle lobbies e della rete di piccoli e grandi poteri che in qualche modo avvolge la città. Fare invece sinergia con le forze attive della comunità, prima fra tutti la banca degli aretini, diventa dunque l’obiettivo primario sul quale l’amministrazione si deve impegnare fin da subito. 1. Arezzo oltre le mura L’integrazione di aree extraregionali e delle risorse ad esse collegate deve costituire un punto di forza per un’offerta specialistica ed esclusiva. Arezzo confina con tre regioni e sei province e può essere baricentro di grandi progetti d’area diventando protagonista di un a storia economica e culturale, non chiusa e statica, ma aperta e dinamica. La marginalità naturale, e quella “acquisita” a causa di scelte penalizzanti, si vince con una politica d’innovazione ed integrata, che si fondi sulla collaborazione con aree omogenee e/o interattive e sul confronto con la Regione e le aree concorrenti. 2. Arezzo città del lavoro Massima valorizzazione della vera specialità aretina: la capacità e l’attitudine al lavoro. Difesa ad oltranza e promozione dei settori in cui Arezzo eccelle; primo tra tutti il comparto orafo. Artigiani, commercianti, piccoli e medi imprenditori, nonché gli addetti a questi segmenti produttivi saranno i pilastri portanti di ogni scelta. Lo scopo è creare condizioni ottimali anche per attrarre capacità lavorative, d’innovazione, esterne al territorio, per costruire e rafforzare una solida a favore di un’economia di nicchia che sappia sfidare i mercati. 3. Arezzo città della formazione professionale Arezzo, comunità pratica ed efficiente, deve convincersi che il vero nodo del prossimo futuro sarà quello dell’adeguamento e della corrispondenza fra domanda ed offerta di lavoro. Si dovranno fornire progetti tesi alla formazione professionale reale, secondo le richieste del mercato del lavoro, incentivando ogni forma di investimento. Sarà prioritario favorire corsi che corrispondano a logiche dinamiche, non burocratiche, legate alle necessità concrete anche del territorio. Arezzo potrà essere così città dei giovani, pronta ad attrarre e non ad allontanare risorse e capacità garantendo un solido e prospero futuro di lavoro. 4. Arezzo città dei servizi Il tessuto economico richiede che ci si adoperi per fornire i piccoli e piccolissimi imprenditori di servizi adeguati. Così abbiamo in mente centri di produzione di servizi efficienti ed unificati, per regolare l’offerta, facilitare la domanda, innovare i processi ed essere veramente competitivi. 5. Arezzo città del turismo e della cultura Una forte cultura dell’accoglienza ed agevolazioni verso ogni progetto per valorizzare questo comparto denso di risorse: turismo culturale, d’affari, ambientale, agriturismo, turismo fieristico e convegnistico. Il turismo costituisce un volano di economia importante anche per altri comparti, cosicché, senza infingimenti dobbiamo lavorare perché le emergenze culturali divengano patrimonio comune sul quale puntare ed investire. 6. Arezzo città a misura d’uomo La rivalutazione del centro storico è un passaggio fondamentale per raggiungere questo obiettivo. La riqualificazione delle periferie; gli incentivi per progetti di riscoperta della città; il riesame integrale della politica delle “grandi arterie metropolitane”, delle pseudo piste ciclabili, della ipercoopizzazione; la rilettura delle aree di espansione. C’è, nel territorio comunale, un patrimonio edilizio già edificato, talvolta obsoleto, riutilizzabile, ammodernabile, sul quale già insistono le reti dei servizi. La rilettura della politica urbanistica della città dovrà avere come priorità l’attento riuso di questo patrimonio, evitando – ove possibile – il consumo di nuovo territorio e l’estensione della rete dei servizi, utile soltanto a quanti intendono incentrare il proprio interesse negli investimenti, se non nella speculazione fondiaria. Leggere la città secondo le sue dimensioni storico-culturali senza inventarne una inutilmente nuova, ricucendo, mettendo insieme, migliorando il nostro contesto urbano – spesso cresciuto troppo in fretta – è un obiettivo stimolante non solo per le forze imprenditoriali della comunità, ma anche per quelle culturali. 7. Arezzo città della partecipazione solidale È doveroso ripristinare il concetto di partecipazione solidale reale. Un esempio convincente è rappresentato dalla politica, portata avanti durante i 6 anni dall’assessorato alle politiche sociali, a favore dei soggetti più deboli della nostra comunità. Le nuove povertà che si affacciano anche ad Arezzo, gli anziani con i loro bisogni e le loro solitudini, i malati negli ospedali, i problemi di handicap e le famiglie con i congiunti non autosufficienti, l’associazionismo hanno trovato risposte concrete nel corso dei governi del centrodestra. Il tema è liberare le energie del vero volontariato sfuggito alla logica del controllo politico, dal contesto tristemente noto di certe associazioni e cooperative funzionali soltanto agli “assistenti degli assistiti”. Recuperare il rapporto con i bisogni reali e partecipare solidalmente, evitando il mantenimento delle procedure e degli apparati, significa scardinare le pseudo-solidarietà ed andare al cuore dei problemi, limitando lo strapotere di certe lobbies cittadine. La sfida, in questo contesto, è garantire al sociale più centri di offerta, capaci di non soffocare nelle strettoie del controllo politico e delle burocrazie, aperti ad idee innovative. Un’esigenza non più rinviabile è chiamare in causa energie nuove, anche diversamente motivate, ma in coerenze con la domanda crescente, che è quella di rispondere ai bisogni sempre più segmentati e personalizzati. Ecco alcuni punti essenziali, per ogni settore di intervento da parte dell’amministrazione comunale, dei progetti per il “sociale”: per l’Infanzia: Impegno prioritario nel campo dell’edilizia scolastica per gli Anziani: Assicurare il diritto di tutti gli anziani a vivere nella loro casa, con incremento adeguato dell’assistenza domiciliare e dei servizi diurni Laddove la permanenza dell’anziano nella propria abitazione non sia possibile, aumentare i posti in Casa di riposo, assicurando condizioni di vita dignitose, il più possibile simili a quelle della casa per le persone Disabili: Aumento dell’assistenza domiciliare e dei posti nei Centri diurni 8. Arezzo città per la famiglia Il primo avversario della precarietà della vita è la famiglia. La famiglia fondata sul matrimonio (art. 29 della Costituzione) è l’elemento costitutivo essenziale della società civile; è un soggetto sociale autonomo, destinatario di azioni politiche e amministrative specifiche. Una politica di promozione e sostegno alla famiglia è la migliore forma di sviluppo della società e di prevenzione e contrasto a situazioni di povertà ed emarginazione. La casa il bene primario per eccellenza, pertanto occorre facilitare l’accesso alla proprietà dell’abitazione e comunque garantire il diritto ad un alloggio adeguato e la progressiva riduzione dell’ICI sulla prima casa. Nel riconoscimento del valore assoluto della vita umana e nella convinzione che l’incremento delle nascite ha un grande valore sociale, merita adeguato sostegno la maternità, con progetti ed iniziative specifiche. 9. Arezzo comunità unita ed autonoma La valorizzazione della città come comunità che si riconosce in valori, simboli, modi di vivere, tradizioni e passioni comuni è un elemento sottovalutato da troppi soggetti politici. Gli aretini devono prepararsi alle nuove sfide globali rimanendo solidi dei propri valori e sicuri dei nostri obiettivi comuni. Riconoscere e riconoscerci nei valori fondanti della comunità è dunque una delle mete di una buon amministrazione. Così il Polifonico, la Giostra del Saracino, la Chimera, la Fiera Antiquaria, l’Artigianato, la lavorazione dei metalli preziosi, la gastronomia, gli usi, la storia locale, assumono, in questo contesto, valore di punti di riferimento della comunità e della sua solidità. 10. Arezzo nel mondo Arezzo ha tesori unici da portare nel mondo: non esiste una terra come la nostra che abbia dato i natali a così tanti personaggi illustri, da Petrarca a Michelangelo, circostanza che deve essere enfatizzata in modo corretto; una terra che lavora una quantità impressionante di oro; una città che custodisce leggende come quelle della Vera Croce, Piazza Grande, La Pieve; una città che ospita eventi internazionali come il Polifonico, la Giostra del Saracino, Guido Monaco e Arezzo Wave. Renderci conto che la nostra ricchezza principale consiste nell’unicità di quello che ai più di noi pare normale ed è spesso sottostimato, pone Arezzo in diretto confronto con il mondo senza mezzi termini. 11. Arezzo città del futuro È il sogno (realizzabile) più bello: una città dove l’amministrazione comunale si ritira dall’ingerenza in tutti i settori che non siano istituzionali o indispensabili e si limita ad assicurare i servizi per i quali esiste l’istituzione Comune. Nel contempo abbiamo in mente un Comune che incoraggia, favorisce, aiuta, promuove, dà sostegno, lasciando grande spazio a tutte le iniziative. Nel segno di una vera città europea.
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